"L'assenza di adeguate indagini sul comportamento delle proprie forze a Gaza, crimini di guerra inclusi, e il continuo rifiuto di cooperare con la missione di accertamento dei fatti dell'Onu, diretta da Richard Goldstone, sono la prova dell'intenzione da parte di Israele di evitare un confronto pubblico e di riconoscere le proprie responsabilità" - ha dichiarato Donatella Rovera, che ha guidato la missione di ricerca di Amnesty International a Gaza e nel sud d'Israele durante e dopo il conflitto. "La comunità internazionale, a partire dal Consiglio di sicurezza, deve esercitare tutta la sua influenza per ottenere che Israele cooperi pienamente con l'inchiesta di Goldstone, che risulta attualmente lo strumento migliore per stabilire la verità".
Hamas e altri gruppi armati palestinesi hanno lanciato centinaia di razzi contro il sud d'Israele, uccidendo tre civili israeliani, ferendone decine e costringendo migliaia di persone a lasciare le proprie case. "Questi attacchi illegali costituiscono crimini di guerra e sono inaccettabili" - ha precisato Rovera.
Il rapporto, lungo 117 pagine e basato su prove raccolte dai delegati di Amnesty International (tra i quali anche un esperto militare) a gennaio e febbraio, documenta l'uso da parte di Israele di armi da campo aperto contro la popolazione civile di Gaza, intrappolata e senza possibilità di fuga.
La scala e l'intensità degli attacchi contro Gaza sono state senza precedenti: il totale di 1400 palestinesi uccisi dalle forze israeliane comprende circa 300 bambini e altre centinaia di civili che non stavano minimamente prendendo parte al conflitto.







